Associazione InterRegionale dei Trapianti (AIRT)
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Regione Piemonte-Valle d'Aosta
- REGIONE PIEMONTE-VALLE D'AOSTA
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- 21 maggio
20 anni di trapianto cardiaco a Torino
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- Trapianto insule pancreatiche
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- Presentazione
- Programma scientifico
TRAPIANTO INSULE PANCREATICHE
- Il trapianto di insule pancreatiche negli
ultimi anni ha abbandonato lo stato di metodica sperimentale affiancandosi
in termini di risultati al trapianto di pancreas per il trattamento sostitutivo
del diabete mellito di tipo I, in particolare nei soggetti non in grado
di sostenere il "peso" di un trapianto pancreatico tradizionale
a causa delle precarie condizioni cliniche. Il principio fondamentale
del trapianto di insule è basato sulla digestione enzimatica mediante
collagenasi del pancreas prelevato dal donatore cadavere per separare
il tessuto esocrino dalle insule pancreatiche al cui interno risiedono
le cellule beta produttrici di insulina. Le insule pancreatiche vengono
mantenute in coltura per essere successivamente infuse ai pazienti selezionati
mediante metodica radiologica attraverso l'incannulamento della vena porta
e successivo attecchimento intraepatico, evitando i rischi chirurgici
del trapianto di pancreas classico. La procedura di isolamento necessita
di una tecnologia molto sofisticata e di un team addestrato al lavoro
in assoluta sterilità sulle colture cellulari. Sebbene la metodica
di isolamento sia nota dalla fine degli anni '60 con gli studi di Paul
E. Lacy, l'innovazione tecnologica negli anni '90 ha permesso un netto
miglioramento del prodotto biologico ottenuto grazie all'introduzione
del sistema di isolamento semi-automatico con l'uso della camera di Ricordi.
Tuttavia, nonostante tali miglioramenti tecnici, solo il 35% delle insule
trapiantate si mostrava vitale a distanza di un anno, con un tasso di
insulino-indipendenza di circa 8-10%. Il passaggio da metodica sperimentale
all'attuazione clinica si è verificato nel 2000 in seguito alla pubblicazione
sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine di un lavoro
del gruppo di Edmonton (Canada) in cui gli autori dimostravano il raggiungimento
dell'insulino-indipendenza in sette pazienti diabetici di tipo I con uno
schema immunodepressivo privo di steroidi e con l'infusione di una adeguata
massa di insule, in assenza di importanti effetti collaterali. Nel mese
di Luglio 2005 sono stati pubblicati i risultati del follow-up dei primi
cinque anni dei pazienti portatori di trapianto di insule trattati secondo
il protocollo di Edmonton. In tale lavoro, gli autori hanno evidenziato
che la maggioranza (80%) dei pazienti osservati conserva la vitalità
del tessuto trapiantato (presenza di C-peptide plasmatico), sebbene solo
il 10% conservi l'insulino-indipendenza ma con contemporaneo buon controllo
dei valori di emoglobina glicata. La definizione di "successo"
del trapianto di insule deve quindi essere flessibile e valutata in termini
di compenso metabolico e non solo della necessità di riavvio della
terapia insulinica classica. In tal senso, il trapianto di insule si è
dimostrato efficace nell'evitare i frequenti episodi di ipoglicemia migliorando
la qualità di vita e la frequente ospedalizzazione di tali pazienti.
Il buon compenso metabolico indicato dalla normalizzazione dei valori
di emoglobina glicata ottenuto con una tecnica scevra da rischi chirurgici
e ripetibile a distanza di tempo permette la stabilizzazione e, in alcuni
casi, il miglioramento della retinopatia e della neuropatia periferica.
Inoltre, è stato dimostrato che il trapianto di insule funzionante si
associa ad un miglioramento della funzione renale nei pazienti diabetici
uremici portatori di trapianto renale con conseguente aumento del tempo
di sopravvivenza del rene stesso, fattore rilevante anche in considerazione
della scarsità degli organi e della lunghezza delle liste di attesa. Il
Laboratorio di Trapianto di Insule pancreatiche afferente alla Divisione
di Nefrologia, Dialisi e Trapianto Renale diretta dal Prof. G.P. Segoloni
dell'ASO San
Giovanni Battista di Torino ha iniziato l'attività di isolamento
di insule dal Dicembre 2004 grazie ad un finanziamento della Compagnia
di San Paolo, all'investimento della struttura ospedaliera stessa ed al
contributo per l'apprendimento delle metodiche del Prof. Camillo Ricordi
del Diabetes Research Institute di Miami, tra i massimi esperti mondiali
nel settore. Il Laboratorio di Trapianto di Insule pancreatiche si pone,
dunque, in primo piano nel campo della terapia cellulare per la sostituzione
della funzione beta-insulare, metodica per cui è indispensabile l'esperienza
e la professionalità di personale addestrato in tale settore, in
grado di contribuire sia all'aspetto clinico che ai vari aspetti della
ricerca utili per la completa realizzazione di tale progetto. Unitamente
alla SCU Nefrologia Dialisi Trapianti del Prof. Segoloni, concorrono in
primis alla realizzazione di questo programma l'èquipe chirurgica dei
Trapianti Epatici del Dr. Salizzoni, la Diabetologia (Prof. Pagano, Prof.
Cavallo Perin), la Radiologia (Prof. Gandini, Dr. Righi). La ricerca biotecnologica
in corso nel settore si svolge sotto la guida del Prof. Camussi (Dip.
di Med. Int. e CERMS).
Personale del Laboratorio di Insule Pancreatiche
afferente alla Divisione di Nefrologia, Dialisi e Trapianto Renale dell'ASO
San Giovanni Battista di Torino:
- Direttore: Prof. G.P. Segoloni
- Prof. Luigi Biancone
- Dr. Vincenzo Cantaluppi
- Dr. Giuseppe Mauriello Romanazzi
- Dr. Federico Figliolini
- T.O. Giovanni Passerini
- Sig.ra Maura Malcisi

Le insule pancreatiche vengono isolate mediante digestione enzimatica
con collagenasi, separate dai frammenti esocrini e mantenute in coltura
per 24-48 ore per l'esecuzione dei test di funzionalità necessari
per garantire la purezza e la vitalità del preparato biologico ottenuto.
In seguito, le insule vengono trapiantate nel fegato del ricevente mediante
approccio radiologico previo incannulamento della vena porta sotto guida
ecografica con attecchimento intraepatico, rivascolarizzazione e ripresa
della secrezione insulinica.